Dal telemark norvegese alle moderne piste del Dolomiti Superski: viaggio nella storia dello sci
Due linee dritte che solcano il candido manto nevoso… Ci parlano di un’attività sportiva dell’uomo contemporaneo oppure evocano qualcosa di molto antico, una traccia che si perde nella notte dei tempi? Potrà sembrare incredibile, eppure le prime testimonianze di sci rudimentali risalgono a ben 4.500 anni fa. Sono state rinvenute in Scandinavia e nelle regioni siberiane e sono tavolette di legno che servivano ai cacciatori per muoversi nella neve alta: strumenti leggeri ma indispensabili per sopravvivere ai rigidi inverni delle latitudini nordiche. Quell’usanza durò per millenni. Poi, tra Ottocento e Novecento, inizia una grande trasformazione. In Norvegia nasce il telemark, una tecnica che prende il nome dall’omonima regione e introduce uno scivolamento più elegante, fluido, con il tallone libero e la possibilità di disegnare ampie curve. Con Sondre Norheim, considerato il padre di questa nuova tecnica, lo spostamento con gli sci ai piedi si emancipa dalla dimensione puramente pratica e diventa sport.

Dai fiordi alle Alpi: l’alba dello sci moderno
Il passaggio della pratica dello sci dalle terre nordiche alle montagne dell’Europa centrale è un percorso sorprendentemente rapido. Alla fine dell’Ottocento i primi esploratori, vari alpinisti e gli ufficiali dell’esercito austriaco cominciano a utilizzare gli sci per muoversi in montagna durante l’inverno. In pochi decenni la nuova tecnica si diffonde lungo tutto l’arco alpino. Nel 1903 si tiene la prima gara di sci in Italia, a Bardonecchia. Nel 1908 sorgono i primi sci club, mentre guide alpine e maestri pionieri cominciano ad adattare le tecniche norvegesi ai nostri pendii più ripidi. Gradualmente lo sci si avvicina a ciò che è oggi, accompagnato da un’evoluzione tecnica che ne amplia le possibilità.

L’arco alpino: dove nasce il turismo invernale
Con gli anni Venti e Trenta lo sci diventa emblema del nuovo turismo alpino. È una rivoluzione culturale: l’inverno, che fino a pochi anni prima rappresentava la stagione del riposo forzato a causa del rigore climatico, diventa un periodo in cui viaggiare, esplorare, divertirsi. Località come Cortina, Madonna di Campiglio, Sankt Moritz e Davos iniziano a costruire la loro fama internazionale. Nascono le funivie: la prima è la Kohlerer Bahn di Bolzano, che è del 1908. È un’innovazione straordinaria: non bisogna più salire a piedi per poter vivere l’inebriante esperienza della discesa con gli sci! Aprono nuovi alberghi, gli sci club si moltiplicano, i primi maestri insegnano a centinaia di persone quello che prima era un’attività riservata a pochi privilegiati. Nello stesso periodo, lentamente ma con continuità, lo sci inizia a raggiungere anche le comunità più appartate delle Dolomiti.

Le Dolomiti e la scoperta della neve come risorsa
La storia dello sci nelle Dolomiti è un intreccio di ingegno, entusiasmo e visione. In molte valli, prima degli impianti, a trainare gli sciatori erano cavalli o piccoli argani artigianali. Eppure è proprio qui, sulle nostre splendide montagne, che lo sci trova una delle sue patrie ideali: un paesaggio che sembra modellato per questo sport, con pareti verticali, morbidi pianori ed esposizioni che garantiscono neve abbondante e percorsi molto panoramici. Negli anni Trenta l’idea che l’inverno possa diventare una proficua stagione turistica comincia a prendere forma anche in Trentino. È un turismo che oggi chiameremmo “di nicchia”, però contiene già le premesse dello straordinario sviluppo che avrà negli anni del boom economico.

La slittovia della Tognola
In molte località alpine nascono i primi impianti, spesso rudimentali: slittovie tirate da funi, bob trainati da motori, sistemi di risalita che oggi sembrerebbero avveniristici nella loro semplicità. In Primiero la svolta arriva nel 1937, con l’inaugurazione della slittovia della Tognola. L’impianto diventa presto un’attrazione, perché permette ai primi sciatori – prevalentemente stranieri - di risalire più rapidamente e di godere di discese lunghe e panoramiche, proprio di fronte alle Pale di San Martino. È un impianto che farebbe sorridere agli occhi di oggi, ma a modo suo è rivoluzionario, perché rappresenta lo start d’avvio di quella che diventerà una delle stazioni sciistiche più amate del Trentino. Non è solo un’opera tecnica! È una dichiarazione di visione: significa credere che l’inverno può portare lavoro e sviluppo, e che il territorio può accogliere chi nella neve non vede un ostacolo, bensì un modo nuovo di vivere la montagna.

Gli anni Sessanta: la rivoluzione tecnologica
È però a partire dagli anni Sessanta che lo sci vive la sua trasformazione più rapida. In un’Italia che cresce, anche la montagna cambia in fretta. Due aziende dell’Alto Adige – oggi leader nel panorama internazionale – giocano un ruolo determinante in questa evoluzione: sono Leitner e Prinoth. Leitner introduce impianti sempre più sicuri, veloci e confortevoli, contribuendo in modo decisivo alla diffusione dello sci moderno. Compaiono le prime seggiovie automatiche, le funivie ad alta portata, le cabine che risalgono i pendii in pochi minuti. Prinoth, dal canto suo, rivoluziona la battitura delle piste con i primi gatti delle nevi: macchine potenti, affidabili, capaci di trasformare pendii irregolari in superfici scorrevoli e sicure.

L’evoluzione dell’attrezzatura
È un cambiamento epocale: sciare non significa più adattarsi semplicemente alla montagna, ma interagire con un ambiente preparato, curato, modellato per l’attività sportiva. Parallelamente evolve anche l’attrezzatura tecnica. Gli sci diventano più corti e maneggevoli, passano dal legno ai materiali compositi; arrivano le prime lame in acciaio, che aumentano stabilità e controllo; gli scarponi si irrigidiscono, passando dal cuoio alla plastica, migliorando la trasmissione degli impulsi e permettendo curve più precise. Evolve anche l’abbigliamento, che diviene sempre più tecnico, performante e… alla moda.
Lo sci oggi in Primiero: eredità e futuro
Dopo la slittovia della Tognola, in Primiero nascono nuove seggiovie, nuove piste, una rete di strutture che nel corso dei decenni definisce l’identità invernale di San Martino di Castrozza. Oggi l’area della Tognola e il comprensorio di San Martino di Castrozza sono parte di un panorama sciistico tra i più moderni al mondo, il Dolomiti Superski. Le piste si affacciano su profili montuosi di straordinaria bellezza e gli impianti collegano in pochi minuti luoghi un tempo raggiungibili solo camminando per ore. La nostra montagna ha cambiato volto, ma non ha perso autenticità. Gli impianti crescono sì, ma restano inseriti in un contesto che conserva intatta la sua dimensione paesaggistica, frutto di secoli di interazione tra attività umane e ambiente naturale.

Le cabinovie salgono leggere in quota, le piste vengono preparate ogni notte e chi arriva da lontano trova un territorio che ha saputo unire radici e innovazione. Le Pale restano le stesse, immobili, luminose. Ma sotto di loro le scie cambiano ogni giorno: linee tracciate da famiglie, da giovani, da sciatori esperti, da chi viene a cercare emozione o semplicemente quiete. In mezzo a questa modernità, fa sempre effetto pensare che tutto sia iniziato da delle rudimentali tavole di legno negli antichi inverni del lontano nord e da una slittovia semplice ma visionaria, qui nel cuore di Primiero.

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