Le Guane, mitiche ninfe delle acque di Primiero
Le genti di montagna amano le leggende. Le amano e al tempo stesso le temono, come succede un po’ a tutti i racconti mitici. Il discorso valle anche per la valle di Primiero, che grazie anche al fatto di essere stato al lungo un territorio con scarse vie d’accesso, ha mantenuto viva una tradizione orale molto ricca, popolata di figure fantastiche che ancor oggi rientrano a pieno diritto nell’identità culturale della comunità. Tra queste figure troviamo le Guane, bellissime fanciulle mezze fate e mezze streghe, che vivevano in armonia con torrenti e laghi rappresentando quell’equilibrio tra uomo e natura che si fonda sulla cura e sul rispetto dei luoghi.

Figure leggendarie
Sono molte le valli alpine in cui la tradizione popolare racconta la presenza di queste figure. Vengono chiamate per lo più Anguane, parola facilmente associabile alle Guane di Primiero. Presenze misteriose e affascinanti legate a sorgenti, torrenti e fonti, le Anguane sono affini alle ninfe del mondo antico e rappresentano, come già abbiamo detto, un legame profondo tra uomo e natura. Le leggende le descrivono quasi sempre come donne bellissime, capaci di incantare chi le incontra, ma non prive di tratti inquietanti: piedi di capra o di gallina, gambe squamate, particolari che rivelano la loro natura non del tutto umana. Le Anguane potevano mostrarsi benevole con chi rispettava l’acqua e l’ambiente, oppure diventare dispettose e pericolose con chi infrangeva le regole non scritte della montagna. Diffusi soprattutto nelle Dolomiti, nel Veneto montano e nel Friuli (dove si chiamano Aguane o Agane), questi racconti mescolano antiche credenze pagane, influenze cristiane e tradizioni locali. In alcuni casi le Anguane venivano associate ad anime di donne morte tragicamente, in altri
a vere e proprie custodi delle acque. Ancora oggi, nei nomi dei luoghi e nelle storie tramandate, le Anguane continuano a evocare un mondo in cui natura e mistero convivono, ricordandoci quanto l’acqua sia sempre stata considerata sacra e vitale nelle terre di montagna.
L’origine del nome
Secondo alcune fonti l’origine etimologica del termine Anguane, e quindi anche delle nostre Guane, potrebbe derivare dal latino Aquane cioè ninfe, donne delle acque, oppure da Anguis cioè serpente, in quanto in alcune aree alpine questi esseri mitici potevano tramutarsi in rettili. Secondo altre fonti bisognerebbe considerare invece il termine celtico Adgane, divinità protettrici delle comunità locali. È possibile quindi che le Anguane derivino dalle divinità femminili venerate un tempo dalle antiche popolazioni celtiche dell’Italia settentrionale: divinità dei boschi e delle acque, dispensatrici di fertilità e benessere e per questo protettrici dei campi e del bestiame.


Il comportamento delle Guane
In Primiero le Guane abitavano luoghi precisi e suggestivi, come il Sass de le Guane, nei pressi di Castel Pietra. Secondo la tradizione queste creature potevano entrare in contatto con gli esseri umani, e in alcune storie persino convivere con loro e formare una famiglia. C’era però una regola fondamentale: la loro vera natura non doveva mai essere svelata. Se un uomo insisteva per conoscerla, costringendola a rivelarsi, la Guana spariva per sempre, interrompendo il legame con il mondo umano. Un altro aspetto singolare della tradizione è che, quando veniva disturbata
anche solo da un forte rumore, la Guana si gettava nell’acqua, trasformandosi in lontra. Questo animale è oggi un simbolo fondamentale nella comunità di Primiero, tanto da essere presente negli stemmi di vari comuni e dell'ente sovracomunale. Fra i vari racconti che si tramandano in Primiero, ce n’è uno in particolare che merita di essere citato. È la leggenda delle Guane del Cismon.
La leggenda delle Guane del Cismon
In passato, tre belle ragazze venivano in Primiero ogni estate per vendere fiori, e nessuno in valle aveva mai visto quel tipo di fiori. Erano tutte e tre molto belle, ma erano anche silenziose e tra loro si capivano con piccoli cenni della testa. Alcuni dicevano che non erano esseri umani, altri pensavano che erano probabilmente Guane, altri invece che vivevano nei fiumi. Un giovane pastore della valle, che si chiamava Siror, si innamorò follemente di una di loro, quella che aveva capelli lunghi color oro. La seguiva ovunque, di villaggio in villaggio, trascurando spesso le sue pecore e intervenendo ogni qual volta qualcuno la infastidiva. Un giorno Siror volle scoprire dove vivevano le tre fanciulle. Giunta la sera, le seguì in modo da non essere visto, finché le fanciulle si fermarono sulla riva del fiume Cismon. Si tuffarono nell'acqua, nuotarono per un po' e infine si trasformarono in lontre. Il povero Siror si spaventò a tal punto che crollò a terra svenuto. Le tre lontre nuotarono fino a riva, uscirono dall'acqua e, tramutatesi nuovamente in fanciulle, corsero vicino al pastore. La ragazza coi capelli d'oro accarezzò il ragazzo privo di sensi e lo baciò. Perché mi hai seguito fin qui? -sussurrò piangendo. Ora il nostro segreto è svelato e dovremo vivere per sempre come lontre. Ma io vorrei tanto vederti ancora... Ti ricorderai di me? Le altre due Guane riportarono in acqua la fanciulla, dove si trasformarono ancora una volta in lontre e scomparvero. Quando la mattina dopo Siror si svegliò, all'inizio pensò che fosse stato un sogno: le Guane, le lontre, la ragazza coi capelli d'oro... Rimase in piedi sospirando e stava per tornare a casa quando vide che il prato dove aveva dormito era tutto coperto di fiorellini blu, dello stesso tipo di quelli che vendevano le Guane. D’improvviso sentì uno sciabordio, si girò e là, al centro del fiume, vide una linea di schiuma dorata, e gli parve di sentire una voce che diceva: - Non dimenticarmi... non dimenticarmi!

La Guana di Transacqua
Il racconto mitico delle Guane è di recente tornato di grande attualità grazie all’opera di un artista originario delle montagne vicentine, dove è ancora viva la memoria della tradizione cimbra. Il suo nome è Marco Martalar ed è uno scultore che realizza opere pubbliche di grandi dimensioni con materiale ligneo di riciclo. L’ultima sua opera, inaugurata a fine 2025, è La Guana situata nel Parco Benessere Navoi a Transacqua, in Primiero. Si tratta di una scultura monumentale alta 7 metri, realizzata utilizzando oltre 2000 pezzi e radici di legno recuperati nei boschi devastati dalla tempesta Vaia che nel 2018 ha colpito duramente le nostre montagne, lasciando segni profondi nel paesaggio e nella vita delle comunità locali. Da quella distruzione è nato però un messaggio potente, che Marco Martalar ha scelto di immortalare attraverso la rappresentazione della figura mitica della Guana, tradizionalmente legata alla cura dell’ambiente e all’equilibrio fra uomini e natura. Utilizzando i legni degli alberi abbattuti ha creato un’opera che vuole essere simbolo di resilienza, di rinascita e di rispetto della montagna.
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