L’importanza della mascalcia nell’allevamento delle vacche da latte
Avete presente la Gran Festa del Desmontegar? Direste mai che quella festosa processione di animali possenti abbia qualcosa in comune con le esili ballerine che volteggiano leggere sul palcoscenico? Eppure è proprio così, perché i bovini, come le ballerine, camminano letteralmente sulla punta di piedi. Sono infatti animali ungulati artiodattili e ogni loro zampa poggia sulla falange delle due dita principali. Tenendo presente che una vacca, con i suoi 6-700 chili di peso, tocca il terreno con una superficie d’appoggio complessiva inferiore a mezzo foglio di carta (230/270 cm2), potete ben immaginare quanto sia importante la cura degli zoccoli per la sua salute e benessere.

Un’operazione fondamentale
Il nome tecnico per definire la manutenzione degli zoccoli, detti anche unghioni, è mascalcia. È un’operazione fondamentale in tutti gli allevamenti bovini, con implicazioni di tipo sanitario, produttivo ed economico, soprattutto quando si tratta di vacche da latte. La mascalcia è prevalentemente di due tipi: il primo è il cosiddetto pareggio funzionale degli zoccoli, che viene effettuato a tutti gli animali dopo i periodi di lunga permanenza in stalla; il secondo è l’intervento correttivo o curativo sugli animali che manifestano problemi collegati alle zampe. Quest’ultimo è un controllo costante, che si fa quando serve.

Il pareggio funzionale
Partiamo dall’intervento ordinario preventivo, cioè il pareggio funzionale, che di norma viene eseguito tra febbraio e marzo. La vacca viene messa in una travaglia, che è una struttura apposita munita di due fasce per sostenere l’animale. Gli arti, uno alla volta, vengono legati e alzati per consentire di guardare quello che c’è sotto. Con degli appositi coltelli, o più frequentemente con delle mole, gli unghioni vengono accorciati e pareggiati per correggere la crescita e bilanciare il carico tra parte interna ed esterna. L’animale ovviamente viene contenuto, perché, a differenza del cavallo, non è abituato ad alzare le zampe. L’intervento dura dieci-venti minuti per capo e non è un’operazione dolorosa o stressante.

La cura delle disfunzioni
Passando all’intervento correttivo o curativo, si tratta di un’operazione più complessa e viene eseguita quando un animale zoppica o ha delle posture (il termine più corretto è appiombi) che non vanno bene. Succede più frequentemente agli animali anziani, perché nel corso del tempo possono aver avuto delle deviazioni o delle crescite anomale. Ma succede anche agli animali giovani quando nell’alpeggio gli unghioni vengono fessurati da qualche sasso tagliente oppure quando si verificano infiammazioni del tessuto corneo, ascessi, dermatiti o ulcere. Gli interventi di questo tipo richiedono ovviamente maggiore competenza e attenzione e, in certi casi, può essere necessario anche il supporto del veterinario.

Prevenzione e tutela
Oggi, più che in passato, il benessere animale negli allevamenti è al centro dell’attenzione. La crescente sensibilità verso tutto ciò che può prevenire l’insorgere di malattie ha spinto gli allevatori ad aumentare il livello di cura e attenzione. Per questo ogni intervento utile a garantire condizioni di vita migliori per i capi allevati assume un ruolo fondamentale. La mascalcia si inserisce pienamente in questa logica di prevenzione e tutela, rappresentando una pratica concreta per migliorare la qualità della vita degli animali allevati.

Chiudiamo con una breve parentesi linguistica. Il termine mascalcia deriva da maniscalco, la cui radice viene dalle contrade del nord Europa, dagli antichi popoli germanici il cui termine marhskalk significava inserviente addetto ai cavalli. Ne possiamo facilmente dedurre che anche la parola maresciallo abbia la stessa origine. Ma c’è una terza parola che può rivendicare la stessa provenienza: è il mascalzone che, da semplice garzone di stalla, ha preso una brutta via perché ha frequentato cattive compagnie. Ma è una vecchia storia che con i nostri bravi allevatori non c’entra proprio nulla!
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