Alta tecnologia in alta quota: progetti scientifici nelle malghe di Primiero
Cosa c’entrano i satelliti con gli alpeggi, le malghe e le vacche di Primiero? Verrebbe da dire assolutamente nulla! E invece, da un po’ di anni, l’alta tecnologia è protagonista di vari progetti scientifici* che interessano le malghe Juribello, Vallazza e Venegiota, con l’obiettivo generale di migliorare la gestione degli alpeggi. I risultati sono molto interessanti e toccano vari aspetti dell’attività pastorale in alta quota.

Smartalp: il pascolo visto dal satellite
Il primo che vi raccontiamo è il progetto SmartAlp. In primo luogo sono state monitorate, attraverso appunto i satelliti, le condizioni del cotico erboso (dove c’è più erba, dove cresce meglio ecc.). In secondo luogo si è voluto vedere come si comportano gli animali durante il giorno. Con un GPS nel collare, le vacche hanno raccontato quando e dove vanno a pascolare e anche se determinati luoghi sono da loro più apprezzati di altri.

Dal fino all'erba: come le vacche si adattano al pascolo
Un altro studio ha indagato come gli animali reagiscono al cambio alimentare, passando dalla stalla di fondovalle all’alpeggio. Sono stati creati tre gruppi: il primo è passato direttamente dal fieno all’erba, il secondo ha fatto un passaggio graduale, il terzo è rimasto in stalla e ha continuato ad alimentarsi a foraggio (facendo quindi da termine di paragone). È risultato che la differenza tra il primo e il secondo gruppo è molto piccola: un po’ di gradualità quindi va bene, ma evidentemente le vacche hanno ottime capacità di adattamento.

Una videocamera per valutare il benessere delle bovine
Una ricerca, molto interessante, ha riguardato il monitoraggio del BCS (body condition score) attraverso una videocamera posizionata nel corridoio di uscita dalla sala di mungitura. In alpeggio è normale infatti che si verifichi un leggero calo di peso, dovuto all’aumento del movimento e quindi della tonicità. Quello che si è potuto verificare è che la variazione è molto contenuta e questo ha permesso di confermare che gli animali al pascolo stanno veramente bene.

Il cuore in alpeggio: la fatica si misura
È successo anche, lo scorso anno, che alcune bovine girassero per gli alpeggi con un cardiofrequenzimetro attorno al torace! Può far sorridere, in realtà è stato molto utile per monitorare la frequenza cardiaca in movimento delle vacche più pesanti – come la pezzata rossa o la frisona - rispetto alle razze più leggere. Come succede a noi umani, anche gli animali hanno più fame quando fanno fatica. C’è un limite però a quello che una vacca può ingerire, e pertanto, se il fabbisogno cresce troppo, può anche calare la produzione lattea.

Gli animali selvatici visti con gli occhi delle vacche
Un ultimo progetto, sviluppato proprio quest’anno con l’utilizzo di varie videocamere, ha monitorato la presenza dei selvatici attorno alle bovine in alpeggio. Si tratta prevalentemente di erbivori, come cervi, caprioli, camosci e stambecchi, ma anche di lupi e orsi, la cui presenza viene costantemente controllata. L’obiettivo è vedere il tipo di interazione tra le vacche e gli altri animali che frequentano i luoghi del pascolo.

Saperi che si tramandano (anche) con i dati
Questi studi stanno producendo moltissimi dati per migliorre la gestione dell’alpeggio. Sapere ad esempio dove pascolano le bovine può sembrare un’ovvietà. In realtà non è così scontato, perché con il passare del tempo i vecchi pastori che cessano la loro attività non sempre hanno l’opportunità di trasmettere ai giovani tutte la loro esperienza. Anche perché non sono saperi che si possono trasmettere in poco tempo. Oggi queste conoscenze sono più accessibili, vengono costantemente aggiornate e possono espandersi grazie allo sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate.

Tra i pascoli di Juribello, Vallazza e Venegiota, l'alta tecnologia non ha sostituito il mestiere del malgaro, ma gli ha dato uno sguardo nuovo: quello dei dati, che affianca l'occhio e l'esperienza di chi vive la montagna ogni giorno. È così che la tradizione dell'alpeggio, invece di perdersi con il passare delle generazioni, trova nei satelliti e nei sensori un alleato silenzioso per continuare a prosperare.
* I progetti che interessano le malghe Juribello, Vallazza e Venegiota sono coordinati dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, con la partecipazione della Federazione Provinciale Allevatori di Trento, del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino e delle Università di Padova e Udine.